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The Doors: cavalieri nella tempesta

Musica del
di Federico Nicchi
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The Doors: cavalieri nella tempesta

“Cavalieri nella tempesta, Siamo nati in questa casa, Siamo stati scagliati in questo mondo, Come un cane senza osso, Un attore senza scrittura.”

“Riders on the Storm” è l’ultimo brano registrato dai The Doors come quartetto e l’ultima cantata dal leader Jim Morrison.

Ultimo brano del disco L.A. Woman, datato 1971, il brano si ispira ad un canto tradizionale cowboy, dal titolo “Ghost riders in the sky”. Proprio a seguito di un’improvvisazione attorno a questo brano, Morrison sostituì il titolo originale con le parole: “Riders on the Storm”.

Facendo un passo indietro e tornando al 1970, anno particolarmente difficile per la band di Los Angeles in quanto il Re Lucertola era coinvolto in un processo in cui venne dichiarato colpevole di blasfemia manifesta ed atti osceni in luogo pubblico, nonostante non ci fosse una sola prova concreta a suo carico. La condanna fu fissata a sei mesi di lavori forzati da scontare nel carcere di Dade Country ma Jim venne rilasciato pagando una cauzione di 50mila dollari.

Nel frattempo, l’etichetta discografica storica della band, l’Elektra Records, desidera ardentemente dalla band un nuovo album ma, dal momento che la band ancora deve iniziare i lavori di arrangiamento, nel novembre del 70 viene reso pubblico, senza minimamente consultare i membri del gruppo, “13”, una raccolta dei più celebri brani dei The Doors. Il gruppo non prende bene questa decisione ed azione tanto che Morrison stesso minaccia di lasciare l’etichetta al termine del contratto.

Il 12 dicembre del 1970 è ricordata come la data dell’ultima, disastrosa, performance live di Morrison. A New Orleans lo spirito dello sciamano del rock si spegne completamente concludendo il concerto fracassando le assi dell’asta del microfono, sostenuto da un roadie e fissando immobile il pubblico, consumato dal pessimo stato salutare.

Da lì in poi la band deciderà di interrompere definitivamente le attività dal vivo e di dedicarsi completamente alla registrazione del nuovo disco.

Probabilmente questa serie di eventi negativi che hanno caratterizzato la vita della band sono la fonte di un nuovo entusiasmo, di una ritrovata ispirazione e creatività, di una passione bruciante che porteranno i The Doors ad effettuare dei drastici cambiamenti.

Il primo effetto della nuova ondata di entusiasmo fu quella di sostituire il produttore Paul Rothchild, fortemente insoddisfatto dai nuovi brani proposti dalla band tanto che definì “Riders on the Storm” come “musica da cocktail”.

Il disco fu in parte autoprodotto e in parte prodotto dall’ingegnere del suono Bruce Botnik che ad ogni singolo brano eseguito dalla band non riusciva a contenere il proprio entusiasmo e ciò portò maggiore fiducia in ogni componente della band e maggiore voglia di stupire chi avrebbe ascoltato il disco.Il Doors Workshop, sala prove della band, venne allestito con una nuova attrezzatura e trasformata nel nuovo studio di registrazione.

Nell’aprile del 1971 venne pubblicato il settimo disco dei The Doors, L.A. Woman.Riders on the Storm rappresenta, in ogni singola strofa, la rinascita di Morrison. Il testamento spirituale di Morrison capace di chiudere quelle porte aperte con il brano “Break on Throught”.

Un brano che stabilisce una rivoluzione anche nel sound della band, una nuova e più matura direzione musicale che non sarebbe mai stata presa.

Un sound che alternava luci ed ombre, vita e morte. Le tastiere squillanti e limpide di Manzarek che si intrecciano alle sinuose note eseguite da Krieger e alla batteria insistente e jazzistica di Densmore, il tutto accompagnato dalle elucubrazioni poetiche di Morrison che con una voce desolata, sconvolge l’ascoltatore catapultandolo in uno stato di inquietudine. In fase di mixaggio, per rendere l’atmosfera ancora più piena, vennero inclusi effetti sonori di pioggia e temporale e viene sovraincisa una parte vocale sussurrata così da conferire al brano un’aria più misteriosa.

Le vicende a cui si ispira la lirica sono legate alla macabra figura dell’autostoppista assassino, elemento già protagonista di alcuni testi poetici di Morrison e del suo progetto cinematografico HWY, il serial killer ed autostoppista Billy Cook che nel 1950 uccise una dozzina di persone facendosi dare passaggi in giro per gli Stati Uniti prima di essere catturato in Messico e giustiziato in California nel 1952.

Nella primavera del 71, Morrison si trasferì a Parigi dove la fidanzata Pamela lo stava attendendo. Sappiamo tutti come finì la storia.

 

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