Cane mangia cane: viaggio all’interno della dipendenza da una vita criminale

Cinema del 16-07-2017
di Niccolò Sandroni

Cane mangia cane: viaggio all’interno della dipendenza da una vita criminale

Brutto mestiere quello del criminale. Una volta intrapresa questa professione è molto difficile uscirne: è un circolo vizioso da qual si finisce per essere dipendenti e decidere di cambiare vita continuando a vivere allo stesso modo altro non è che un’utopia. Questo è il vortice negativo mostrato in Cane mangia cane, una vita criminale che finisce per ripetersi sempre, con una condanna che arriva al momento della pianificazione del prossimo colpo.

Il film è diretto da Paul Schrader già regista di American Gigolò e sceneggiatore dello stesso oltre che di Toro Scatenato e Taxi Driver, è basato sull’omonimo libro di Edward Bunker (il Mr. Blue de Le Iene) ed ha come protagonisti Nicolas Cage, Willem Defoe e Christopher Matthew Cook. Senza dubbio i presupposti per andare contenti al cinema ci sono tutti, ma non è il solito film su tre gangster con un codice d’onore e dal cuore buono. Questo lo si capisce fin dalla prima assurda scena incentrata sulla presentazione del personaggio di Willem Defoe, a ragion veduta soprannominato Mad Dog. È un film violento e crudo, ma visti i temi trattati è quindi sincero.

Il ruolo della mente criminale del gruppo è di Troy (Nicolas Cage), lo squilibrato armato (e quindi estremamente pericoloso) è Mad Dog (ottima la scelta di Willem Defoe), il taciturno che non conviene far arrabbiare è Diesel (Christopher Matthew Cook). Questo è il gruppo di amici con in comune un passato, un presente e un futuro criminale. Una vita precaria fatta di piccoli colpi e piccole soddisfazioni, alternati da periodi in prigione e da serate in night club. Troy quindi propone di uscire da questa vita, di entrare veramente nella società con un’attività onesta, guadagnare soldi puliti e farsi una vita normale. Ma ovviamente per farlo bisogna avere un capitale di partenza e questi soldi nel loro caso saranno di derivazione illecita. La soluzione prospettata è tanto semplice quanto nefasta: un ultimo grande colpo (che prevede il rapimento di un bambino) e se non riesce c’è solo la morte come alternativa. La ricerca della redenzione nel modo più sbagliato possibile.

Il sogno utopico dei tre personaggi viene mostrato dal regista Paul Schrader con una modalità che ricorda a tratti un film di Tarantino e un altro film con Nicolas Cage (in quel caso diretto da Werner Herzog): Il cattivo tenente - Ultima chiamata New Orleans. Nel raccontare le vicende dei protagonisti il film sottolinea anche temi particolarmente forti negli Stati Uniti i quali sono l’espressione di quel ripetersi di violenza che “chiama” altra violenza. Primo fra tutti l’eccessiva diffusione delle armi che porta inevitabilmente ad un eccessivo utilizzo di queste; la violenza della polizia su persone di colore senza alcun motivo e l’odio di questa comunità verso le forze dell’ordine; l’inefficacia della detenzione quale sistema correttivo del comportamento criminale (soprattutto in casi dove c’è instabilità mentale, vedi Mad Dog) che produce delinquenti sempre più brutali.

Troy, Mad Dog e Diesel non cambieranno mai le loro vite perché non lo vogliono davvero, sono condannati all’autodistruzione. È un processo irreversibile che loro stessi hanno creato e dal quale non si possono sottrarre. La dimostrazione è la scelta di voler uscire dalla ricorsività della vita criminale perpetrando altra violenza, in questo modo non facendo altro che alimentare la loro dipendenza. Come smettere di fumare comprando un altro pacchetto di sigarette.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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