"Si può fare": Giulio Manfredonia racconta le prime cooperative sociali italiane

Cinema del 26-05-2017
di Lucia Cini


Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

[Art. 3, Cost.] 

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

[Art. 4, Cost.]

Pensate all’alluvione di Firenze e agli angeli del fango, pensate al movimento studentesco e ai capelloni, ai viaggi per l’Europa alla ricerca di se stessi; pensate alle gonne e al  femminismo, alle lotte sindacali, agli scioperi e ai megafoni assordanti. Alle donne che non sono più solo mamme e casalinghe, alla legge sul divorzio, alla riforma del diritto di famiglia. La libertà che è partecipazione e gestione sociale della cosa pubblica: impegno iconoclastico verso la società. Pensate agli ospedali psichiatrici di Gorizia e Trieste: Franco Basaglia con la moglie Franca Ongaro e tutti i loro collaboratori, le mura divisorie abbattute, gli amori impossibili tra i ricoverati, i concerti e le mostre fotografiche, Marco Cavallo. Eccetera eccetera.

Pensate alla legge 180 del 1978: la soppressione dei manicomi sparsi sul territorio e le prime inesplorate incombenze cui urge porre risposta. Come occuparsi di tutti i pazienti dimessi e della loro solitudine?Fu così che in molti si scoprirono “basagliani” senza neppure sapere chi fosse questo Franco Basaglia. Come per esempio Nello (qui Claudio Bisio e, nella realtà, Rodolfo Giorgetti), che da un giorno all’altro si ritrova a dirigere nella ricca provincia milanese una cooperativa, la cooperativa 180 - proprio in onore di quella legge -, dopo una decennale attività lavorativa nei sindacati. E’ infatti dalla metà degli anni ’80 che nascono in Italia le prime cooperative sociali con lo scopo di accogliere i soggetti usciti dagli ospedali psichiatrici e offrire loro nuove concrete possibilità di vita, nuove prospettive di recupero della propria identità personale, sociale e civica. Eppure, nella cooperativa 180 il “lavoro” da svolgere consiste nell’incollare francobolli per conto del Comune. E tutti sanno, Luca, Gigio, il sig. Ossi e tutti gli altri, sanno che devono fare quella cosa perché sono matti. E quello è un lavoro per matti. Nello però è un sindacalista e non uno psichiatra. Educa al dialogo e al dibattito: tutto comincia dalle assemblee dei soci, perché tutti i soci - cioè i lavoratori stessi - devono discutere assieme attorno al lavoro, sul come incrementarlo, sul come migliorarlo. Ci vuole un lavoro “normale”. Ci vuole un lavoro che non sia assistenziale. Sulla lavagna si segnano le idee e le non idee, perché anche le non idee sono un punto di partenza. Luca, Gigio, il sig. Ossi e tutti gli altri sono dei creativi, hanno uno spirito artistico che Nello ha colto sin dal suo primo giorno di lavoro. Si va al voto: la cooperativa 180 vota per il parquet, ci si occuperà di montaggio e posa di parquet. Come una vera impresa. Perché finalmente “si può fare”.Ciascuno ha una specifica funzione: c’è il contabile, ci sono i posatori, ci sono le impiegate che prendono gli appuntamenti, c’è l’addetto ai trasporti; ognuno con la sua busta paga, il suo stipendio. I meriti si condividono e gli errori e le colpe si dividono. L’impresa riscuote successo e gli incarichi di lavoro aumentano sempre più. Si respira aria di vitalità e conquistata normalità ma ci sono quelle medicine che ogni giorno, in dosi così massicce, vengono ancora somministrate a Gigio e a tutti gli altri soci. Nello capisce che occorre giungere ad una svolta ulteriore e propone ai propri lavoratori di uscire dallo spazio fisico del Centro psichiatrico e acquistare un vecchio casolare dove trasferirsi e proseguire l’attività impresaria. “Si può fare”. Certo che si può fare. Anzi, lo si deve fare.

Uguaglianza formale e uguaglianza sostanziale: è questo binomio la conditio sine qua non la giustizia non è giustizia e il diritto al lavoro non è diritto al lavoro. Per tutti. Perché le distinzioni non esistono. E se qualcuno le ha create, lo Stato le istituzioni la società tutta si dovranno battere per offrire a tutti le stesse possibilità. Perché il lavoro nobilita l’uomo: non è una frase fatta. Luca Gigio e gli altri avevano bisogno di autonomia e intraprendenza: di obiettivi da raggiungere, di sentirsi incoraggiati; di sentirsi parte della società contribuendo ad essa. Occorreva sbagliare. Imparare. Rialzarsi. Conoscersi e sperimentarsi come uomini e non come soggetti malati.

Avevano semplicemente bisogno di fare tutto quello che “si può fare”.  

 

Così che “la libertà sia un frutto della loro conquista e non un dono del più forte.” (Basaglia, 1966) 

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.   



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