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Maggioranze variabili, alleanze in pericolo?

Editoriale del
di Luigi Alberti
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Maggioranze variabili, alleanze in pericolo?

Il Governo grillo-leghista è partito. Il premier Conte ha incassato i voti da Cinque Stelle e Lega, con l'opposizione di Pd, Leu e Forza Italia. Più articolata la posizione di Fdi, che è stata ad un passo da entrare in maggioranza, per fermarsi sulla "non" scelta dell'astensione. E la rottura tra i partiti che il 4 marzo si sono presentati insieme nella coalizione di centro destra non esiste più. Piaccia o no Salvini e i suoi sono al Governo con Di Maio e soci, mentre gli altri compagni di viaggio del centrodestra hanno scelto altre opzioni. Stranezze di un sistema elettorale figlio di una mente psicopatica che ha avuto l'avallo di forze politiche che oggi si sono disintegrate davanti al quadro che è emerso. Resta un però grande come una casa. Ma quei deputati di Forza Italia eletti con il maggioritario adesso che faranno? Visto il ruolo decisivo dell'elettorato leghista per le loro fortune, non c'è dubbio che la lacerazione sia ancora più marcata. Ed è innegabile che tutto questo abbia riflessi anche nell'ambito locale dove a parole l'alleanza resta, ma il rischio della rottura rientra nell'ordine delle cose. Da parte sua, il Pd tornando all'opposizione, ha la possibilità di rigenerarsi dopo gli anni appiattiti dal renzismo irrefrenabile. E proprio vero, sono passati 94 giorni dal 4 marzo e lo scenario che si prospetta, potrebbe essere foriero di altre sorprese.