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In quel cimitero tanti ragazzi che venivano da lontano per liberare l'Italia

Editoriale del
di Luigi Alberti
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In quel cimitero tanti ragazzi che venivano da lontano per liberare l'Italia

Bene ha fatto il sindaco Ghinelli a fare inserire nelle cerimonie ufficiali del 25 aprile anche la deposizione della corona d'alloro al cimitero alleato di Indicatore. Non si capisce perchè questo passaggio mancava nelle celebrazioni ufficiali e fosse completamente dimenticato nel corso degli anni. Ultimamente era stata Libera Aperta a ricordare a tutti il sacrificio di tanti ragazzi venuti da lontano, che pagarono con la vita, il contributo dato per combattere il nazismo e il fascismo. Forse non era politicamente conveniente ricordare il contributo degli Alleati che all'inizio della guerra erano "nemici" per diventare appunto alleati della Resistenza per combattere il nemico comune. Aver parificato le cerimonie rende onore al sindaco, alla giunta e alle associazioni che ogni anno fanno sì che il 25 aprile sia una festa di popolo condivisa. Ma c'è anche un altro aspetto da non dimenticare. Andiamo a leggere i nomi di quei ragazzi. La maggior parte arrivano dall'India, dal Bangladesh, dal Nepal oltre da Nuova Zelanda e Australia. Erano i "Lucki, Lucki". Per la prima volta, in maniera marcata, la popolazione italiana venne a stretto contatto con l'uomo di pelle diversa dalla nostra. Dopo avrebbero scoperto i neri americani, visto che le faccette nere erano rimaste in Abissinia. 70 anni dopo i nipoti di quei ragazzi che morirono per la libertà in Italia sono tornati nel nostro paese per lavorare. E lo fanno facendo quei mestieri che da noi sono snobbati. In ogni cucina di un ristorante trovi un bengalese, un filippino e un pakistano.Oppure se in un ristorante ti vedi piombare davanti uno con una rosa, capisci subito che costui arriva da questi paesi lontani. Spesso non sono tratatti bene. Dovremmo pensarci bene e capire quello che i loro nonni hanno fatto. Basta poco per avere un comportamento diverso. Più civile. Più educato.