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Cobalt: Leon Seti in assenza di confini

Musica del
di Lorenzo Diozzi
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Cobalt: Leon Seti in assenza di confini

Nel marzo del 2016, durante un'intervista fatta al suo esordio musicale con Just Walk, l’artista aretino Leon Seti mi disse che alla base del suo progetto musicale c’era un’incrollabile volontà di non fare mai compromessi. Questa affermazione mi è tornata in mente ascoltando il suo ultimo album Cobalt, uscito l’8 marzo di quest’anno. Dai primi passi musicali, rappresentati da singoli e tracce raccolte nell’EP Talking Shadows, Leon è stato fedele a tale volontà, dimostrando ogni volta di scrivere senza alcun compromesso e mostrando una maturità ed attitudine artistica progressivamente sempre in crescita. Nel 2017 è uscito Genuflection, prima e vera sua opera pensata come un album, al quale Leon Seti ha legato tutta l’esperienza e la voglia di produrre e sperimentare musica. Al fianco della attività sonora è stata sempre presente una continua ricerca anche estetica con foto e video che mostrano sempre più chiaramente i lineamenti del progetto musicale. Il successo fino a quel momento non è tuttavia mai stato relegato alle sole mura cittadine, poiché l’artista stesso non è stato vittima di confini. Da alcuni anni infatti Leon Seti ha un forte legame, dovuto alla musica e allo studio con l’Inghilterra, territorio in cui ha potuto promuovere in passato la propria musica.

Con Cobalt la figura dell’artista abbandona sempre più i caratteri artigianali e si proietta verso una promozione completa che si divide tra musica ed immagine. Prima della uscita dell’album sono stati rilasciati Fake e Cut My Teeth, due non-album singles che hanno avuto la missione di promuovere, bel oltre il solo orizzonte del futuro Cobalt, la figura di Leon. Vicino all’Inghilterra ma anche vicino all’Italia, l’ultimo album è stato registrato in patria, sotto la sapiente disponibilità di Jacopo Bucciantini ed è stato promosso con i singoli Silver Lining e Paranoia che hanno attirato non poca attenzione da parte del pubblico. L’album si propone come un lavoro ben strutturato e riesce a portare l’ascoltatore nello spazio voluto e creato da Leon Seti. I colori freddi, i paesaggi mistici, le immagini provocatorie e vere non sono più solamente legate a foto e videoclip ma hanno raggiunto una trasformazione sonora attraverso le tracce del disco. Il risultato non dimentica però di essere un album pop, un disco non pensato per essere semplicemente mostrato e che infatti raggiunge pienamente l’obbiettivo di rimanere impresso. Gli ultimi mesi che hanno accompagnato la creazione del disco sono anche stati quelli in cui Leon Seti si è concentrato nelle esibizioni dal vivo ed indubbiamente le tracce di Cobalt sono destinate ad essere regalate al pubblico non solamente attraverso la versione digitale ma, soprattutto, in emozionante modalità analogica.

Nell’ascolto mi è spesso venuto in mente l’artista venezuelano Arca che con Leon Seti condivide la produzione di sonorità volutamente mai edulcorate ma sempre tese a soddisfare, senza compromessi, il gusto personale di chi produce la musica e la necessità di provocare e sedurre l’ascoltatore. Arca con il proprio progetto musicale ha portato la provocazione a livelli molto intensi ma sono propenso a pensare (sperare) che Leon Seti non oserà affatto meno, tanto nei contenuti visivi e digitali, quanto nelle esibizioni dal vivo che seguiranno questo album e i progetti futuri.

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