La canzone del parco

Comunicazione del 11-08-2017
di Nicola Casucci

La canzone del parco

All’anagrafe: “Parco Merola”. I bulli di quartiere, invece, usavano chiamarlo “Parco dei colli sporchi”, con tono dispregiativo. Da un paio d’anni si è fatto nuovi amici, ed ha cambiato ancora nome: “Parco dei murales”. Dice che gli dona di più, che è più in linea con la sua veste di adesso.

Napoletano, sulla trentacinquina, vive fin dalla nascita in simbiosi col quartiere Ponticelli, nella periferia Est del capoluogo campano. Ne ha viste di cose, molte delle quali scure e crudeli, ma mai ha pensato di andarsene. Poco più di un paio di anni fa, un gruppo di persone chiede di fare la sua conoscenza: si presentano col nome di Inward, Osservatorio sulla Creatività Urbana. «Tu meriti di più», gli dicono, «E, con te, la gente che ti abita». Da lì nasce una collaborazione che va avanti ancora oggi. Col parco, sì, ma soprattutto con le famiglie che lo abitano.

 

Partiamo dal nome: dovremo chiamarti “Parco dei Murales” d’ora in poi?

Bhè, sì, lo preferisco rispetto al nomignolo che avevo prima. E poi hanno iniziato a chiamarmi così le genti che son venute negli ultimi tempi a visitarmi. Mi riconoscono per i miei muri colorati, e a me non dispiace.

Ecco, a proposito dei tuoi muri: ci racconti un po’ come si sono evoluti in questi ultimi due anni?

Cercherò di essere breve, ma potrei stare a parlarne per giorni interi! Parto dalla fine: giusto pochi giorni fa La Fille Bertha ha completato l’opera “’A Mamm’ ‘e Tutt’ ‘e Mamm’”. Come tutti i murales che mi hanno dipinto addosso, anche questo è nato dalle sensazioni e dai suggerimenti raccolti tra le famiglie che mi abitano, tramite i tanti laboratori ed incontri organizzati da Inward. Questo de La Fille Bertha ruota intorno alle tematiche della parità di genere e del ruolo della donna nel territorio: educatrice e protettrice, maga e principessa. Guardandolo da qui, sfavillante nei colori e nei tre sguardi femminili, lancia suggestioni degne della “Madonna della Misericordia”, scontornata del suo contesto religioso. Per arrivare fino a qui, al quinto murale, siamo partiti nella primavera del 2015. La prima opera l’ha dipinta Jorit Agoch, e già il titolo dice tutto: “Ael. Tutt’egual song’e criature”. C’è il primo piano del viso di Ael, una bambina rom, che nel suo sguardo penetrante racchiude i sogni di tutte le bambine e i bambini. Accanto, una serie di libri che simboleggiano la voglia di imparare e di crescere, tipica di quell’età. Se consideri che, proprio qui vicino a me, in passato un campo rom è stato dato alle fiamme, questo intervento assume un significato ancor più particolare. Poi è arrivata l’estate, e hanno colorato altri due muri. Nel primo ha lavorato Zed1, ampliando i temi già toccati da Jorit. L’opera si chiama “‘A pazziella ’n man’ ‘e criature” e associa la gioventù all’importanza del gioco e della condivisione: si vede un joypad, che richiama l’aspetto virtuale e alienante del divertimento moderno, a cui si aggrappano una serie di giocattoli tradizionali. Al tempo stesso, è come se la tradizione venisse schiacciata dalla modernità: le chiavi di lettura possono essere molteplici. A stretto giro, in un muro ancora più grande, sono stati disegnati da Rosk&Loste due ragazzini che giocano a calcio, uno con la maglia azzurra del Napoli e l’altro con quella a strisce verticali dell’Argentina: il riferimento al nostro mito è più che evidente! Si chiama “Chi è vuluto bene, nun s’o scorda”, e la sua presenza ha un fine pratico: trasformare la distesa di cemento che i giovani utilizzano come un campetto da calcio, lì davanti, in un campetto vero e proprio, con dell’erba vera e magari pure delle porte. Da qui arriviamo ad inizio 2016, e proprio nel muro accanto a quello colorato da Zed1 è nata l’opera di Mattia Campo Dall’Orto. Fatta di giallo e arancio frizzanti, “Lo trattenemiento de’ peccerille” prende il suo nome dal sottotitolo del libro di Giambattista Basile, quel “Lo cunto de li cunti” che ha ispirato pure il film di Matteo Garrone. Il tema ruota intorno al libro come oggetto contenitore di storie, ed ai tanti mondi accessibili attraverso la lettura. Mondi che nel murale prendono spunto dai volti di chi abita tra le mie mura, che è la vera forza di questi lavori…

Direi che sei riuscito ad essere breve ma esaustivo, abbastanza da invogliare ad un approfondimento. A questo punto, se volessi provocarti un po’, ti chiederei: ma a cosa serve tutto questo? Davvero la tua riqualificazione passa per dei disegni sui muri, commissionati da persone che a malapena conosci?

Ecco, hai appena utilizzato una delle parole che ho deciso di eliminare dal mio vocabolario: “riqualificazione”. Insieme alla parola “degrado”, è così abusata da essere completamente svuotata di significato. Tutto è diventato “sporco” o “degradato”, e si è fatta largo l’idea che bastino una spazzata qua ed una macchia di colore là per rimettere tutto a posto.

E tu, in cosa sei diverso?

Io non sono stato dipinto ed abbandonato. Le famiglie che mi abitano sono state parte attiva del percorso di questi anni. E lo sono tuttora. L’obiettivo è ribaltare il modo di comunicare e di raccontare me stesso: da terra di nessuno a terra di tutti; da periferia abbandonata a periferia accettata; da futuro assente per chi mi abita ad aumento di prospettive di vita e di lavoro; da grigiore a arcobaleno. Ovvio, si parte dalla cosa più semplice, e per questo ho ben accolto tutte queste mani colorate negli ultimi due anni. Ma tutto è andato di pari passo con le storie di qui, delle persone che mi circondano. Le storie del quartiere Ponticelli sono state il punto di partenza, e renderle più colorate, leggere ed aperte sarà il punto di arrivo. Invertire il modo in cui comunichiamo e raccontiamo noi stessi verso l'esterno è fondamentale: è un impegno quotidiano e a lungo termine, e per ora le forze non ci mancano…

Bello, e tutto più chiaro adesso. Prima di salutarci: progetti per il futuro?

A breve mi farò dipingere un’altra facciata, ché ormai ci ho preso gusto. Poi ho sentito che ci saranno sempre più tour organizzati (quelli passati sono stati un successo), per far conoscere me, le genti di qui e le nostre storie a più persone possibile. Perché non vieni anche tu?

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Letture consigliate:

“Dai colli sporchi ai murales: il Il Parco Merola a Napoli”, di Alessandra Nardini su Il Lavoro Culturale.

“Parco dei murales di Ponticelli: dove le immagini non sono solo belle parole”, di Roberta Montesano su Storie di Napoli.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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