Mindhunter: bentornato David Fincher

Cinema del 18-10-2017
di Niccolò Sandroni

Mindhunter: bentornato David Fincher

In principio fu House of Cards, ora è Mindhunter. Nel mentre un marasma di serie tv che Netflix ci propina e tra cui molte sono scambiate per “capolavori” solo per colonne sonore che rimandano a tempi passati o personaggi che scimmiottano altri caratteri visti e stravisti. L’alpha e l’omega però sono i due titoli citati in apertura e più che il fattore Netflix l’elemento basilare è il produttore della serie, nonché regista di tre episodi (il primo e gli ultimi due). Parlo di David Fincher, colui che ci ha fatto vedere alcuni dei film più belli e iconici da oltre venti anni, da Seven a L’amore bugiardo, passando per gli immensi The Game e Fight Club. Nell’ultimo periodo è stato latitante dal grande schermo. Dovrebbe dirigere il sequel di World War Z, dovrebbe fare un secondo film con Ben Affleck con un remake di Delitto per delitto di Alfred Hitchcock (decisamente nelle sue corde come film). Finalmente eccolo qua, non con un film ma con una serie tv di 10 episodi, ognuno da quasi un’ora. Quindi ancora meglio.

La serie tv da lui prodotta, e in parte diretta, racconta la storia della nascita della profilazione criminale nell’FBI, attraversando il macabro e la malattia mentale con estrema raffinatezza, in pieno stile Seven. La serie, ambientata negli anni ’70, parte da assunti di criminologia e sociologia per cercare così di delineare i tratti di quegli individui che hanno commesso crimini efferati. Viene spiegato come è stata individuata la categoria del serial killer, introducendo importanti definizioni e fattori scatenanti, superando così una radicata ignoranza in questa materia. Fino ad allora le persone, e più in particolare gli agenti di polizia, non si chiedevano il perché di certe azioni così cruente. Il protagonista, l’agente speciale Holden Ford, non accetta una riduttiva e generica definizione di pazzia o malvagità. Gli “oppositori” di Ford sono coloro che guardano soltanto alle conseguenze di questi comportamenti che, nonostante la brutalità, meritano invece di essere approfonditi, compresi e quindi studiati per poter essere poi prevenuti. Il protagonista quindi non desiste dalla sua curiosità, si rimette a studiare e inizia ad intervistare pericolosi assassini, registrando le conversazioni e appuntandosi i tratti salienti di ogni incontro.

Nell’episodio pilota della serie si deve avere pazienza, potrà sembrare noioso e fuorviante rispetto a quanto detto poco sopra, ma si tratta di passi necessari ai fini dell’introduzione del personaggio principale, della sua evoluzione, comprensione e soprattutto preparazione per ciò che faranno vedere poi gli episodi seguenti. Del resto, chi conosce e apprezza Fincher avrà piena fiducia in lui, ricordate House of Cards? In quel caso ci fu da aspettare un’intera prima stagione per poter vedere cosa realmente è in grado di fare Frank Underwood. Dal secondo episodio in poi si inizia a vedere il diamante perfettamente lavorato che è Mindhunter ed innegabile è la mano di Fincher in ogni inquadratura. I leitmotiv della serie con i suoi lavori precedenti sono molteplici: gli omicidi di un certo livello come in Seven, le vittime principalmente donne come in Millennium, ma soprattuto è con Zodiac che si hanno non solo questi due elementi appena citati ma anche di più. Infatti a ciò si aggiungono gli anni ’70, una colonna sonora sopraffina e lunghi dialoghi, intervallati da lunghi e silenziosi sguardi dei personaggi i quali, come in una sofisticata partita a scacchi, si fissano tra loro cercando di trovare il punto debole del proprio interlocutore. Altra forte similitudine tra Mindhunter e Zodiac è nei protagonisti, non per l’aspetto estetico bensì per la loro sincera curiosità e fascinazione per questi comportamenti criminali, arrivando quasi ad essere ipnotizzati dai loro perpetratori. Infine, come non citare il marchio di fabbrica di Fincher: quei colori freddi, desaturati, che traducono le condotte efferate, ma pregne di significato.

Come per l’agente Ford di fronte ad un serial killer che viene da lui intervistato, anche il vero amante di Fincher e delle serie tv di elevata eleganza e qualità rimarrà attento e colpito da Mindhunter, la quale, ovviamente, ha già avuto confermata la seconda stagione.

 

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