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Artisti ninja nel Duomo di Siena

Mete del
di Agnese Nocenti
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Artisti ninja nel Duomo di Siena

«Massimo, cosa sono questi? Alberi di una qualche nave conquistata?».

Già prima di aver finito di porre la domanda, capisco di avere appena detto una stupidaggine: che le spoglie di guerra venissero depositate in trionfo nelle chiese era uso comune nel Medioevo, ma che Siena avesse combattuto battaglie navali era piuttosto improbabile. Eppure quei due pali addossati alle due colonne della navata centrale del Duomo di Siena sembrano proprio adatti a sorreggere vele e pennoni: lisci, dritti, altissimi (si ergono per tutta la lunghezza delle gigantesche colonne, sembrano quasi giocare a nascondino dietro di esse).
«Ah no, cara la mia ghibellina… Proprio non ti viene in mente nient’altro?», mi risponde Massimo, lupaiolo D.O.C., storico amico di famiglia, sogghignando. «Quelli sono i montanti del carroccio di Montaperti».
«L’unica battaglia che avete vinto contro di noi», gli ribatte Grazia, la sua adorata moglie, fiorentina D.O.C., mentre passa vicino a noi, intenta ad ammirare i marmi intarsiati del pavimento.
Non è l’unica: frotte di turisti stanno camminando a testa bassa per non perdersi nemmeno un centimetro quadrato dello splendore sotto i loro piedi. Sembra di calpestare un arazzo, tanto i contorni delle figure sono finemente disegnati: riesci pure a contare le gemme dei gioielli che il ricco Cratete getta in mare, in una scena disegnata dal Pinturicchio; ti vengono i brividi ad osservare i corpicini straziati delle vittime della Strage degli innocenti di Matteo di Giovanni.

Insomma, i senesi non hanno badato a spese per il loro Duomo. L’hanno voluto splendido, e ci sono riusciti: le star dell’Arte si sono susseguite nei secoli per renderlo tale. Volete qualche nome, così, alla spicciolata? Bene, oltre ai sopraccitati Matteo di Giovanni e Pinturicchio (che ha anche affrescato la Libreria Piccolomini, uno scrigno di colori che si apre dietro una porticina nella navata sinistra), abbiamo: Duccio di Buoninsegna, il Vecchietta, Domenico Beccafumi, Nicola Pisano, Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti, Gian Lorenzo Bernini, Donatello, Michelangelo, … Mancherebbero solo Raffaello e Leonardo col Maestro Splinter. Scherzi a parte, non sai dove mettere gli occhi, nel Duomo di Siena.
Non sai dove metterli neanche sopra, a dire il vero: pegno un considerevole numero di scalini, il percorso della Porta del Cielo ti fa volare sui sottotetti, dalla sommità dei quali puoi ammirare la navata centrale come fosse un libro aperto sotto di te, che ti sporgi dalla balaustra e sei quasi faccia a faccia con un arcangelo Michele di tre metri.
Non sai dove metterli nemmeno sotto: entri nella Cripta e ti si parano davanti degli affreschi duecenteschi, perfettamente conservati grazie all’ammasso di detriti che la riempiva fino a vent’anni fa. Come dire, sono stati sottovuoto per settecento anni e ora stanno lì baldanzosi a strillarti che il Medioevo era in Technicolor, altro che secoli bui. 

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