La ribellione con i riccioli: il femminismo di Beyoncé

Musica del 22-09-2017
di Lorenzo Diozzi

La ribellione con i riccioli: il femminismo di Beyoncé

Pop e femminismo sono due argomenti esplosivi. Nessuno tuttavia in questo articolo vuole fare esplodere nulla e quindi gli argomenti saranno trattati in modo chiaro e approfondito con il fine di evitare di generalizzare i concetti di questi temi già abbondantemente strumentalizzati e intellettualmente abusati. Il concetto di musica pop non richiede particolari premesse mentre invece sono necessarie per quello di femminismo. Tra queste righe si fa riferimento al significato più puro del termine cioè a quel pensiero storicamente e culturalmente affermato che si impegna nel valorizzare la donna nella società con il fine di promuovere l’uguaglianza tra tutti gli esseri e generi.

Ma iniziamo a parlare di sua maestà Beyoncé. Il suo album “Lemonade” è da più voci stato considerato come il miglior album del 2016. I livelli di vendita e accoglienza dell’opera e delle singole canzoni e video musicali sono stati altissimi ma questo non rappresenta una sorpresa perché parliamo di una delle personalità pop più potenti degli ultimi decenni. Questo album venduto, scaricato e diffuso con ogni mezzo non sorprende neppure per il suo sound ma indubbiamente colpisce per il nucleo tematico intorno al quale si sviluppano i concetti contenuti nei testi. Le rime e i ritornelli orecchiabili ovunque cantati delle canzoni di Beyoncé in questo caso rappresentano un manifesto sociale palese, comprensibile e compreso. Lemonade quindi non è solo una raccolta di brani ma è uno specchio nel quale tante donne si riconoscono. Il femminismo accompagna tutta la carriera della cantante con una crescita che culmina in Lemonade. Già nel 2008 nel videoclip di “Single Ladies (Put a Ring on It)” se da un lato Beyoncé invitava a metterle l’anello, così da potersi prendere cura di lei, dall’altro lato indossava un guanto metallico impenetrabile che salvandola dagli anelli gli permetta di rimanere sempre libera ed indipendente. Nel 2011 poi con il successivo album la cantante portava nelle radio di tutto il mondo lo slogan “Chi governa il mondo? Le ragazze!”. Tuttavia in questo periodo Beyoncé  non si propone ancora dichiaratamente femminista. Questo accade probabilmente sia perché questa etichetta porta con se concetti che possono essere fraintesi sia perché la crescita artistica della cantante doveva ancora svilupparsi. Beyoncé per prima non strumentalizza il femminismo, non lo indossa come una moda ma cerca di concretizzarlo nelle proprie canzoni. A testimoniare poi il raggiungimento di una coscienza piena e approfondita del tema è la canzone “Flawless”, contenuta nell’album uscito nel  2013. In questa canzone oltre alla voce della cantante si possono ascoltare alcune frasi tratte dalla conferenza di Chimamanda Ngozi Adichie intitolata “Dovremmo essere tutti femministi”. Chimamanda Ngozi Adichie è una scrittrice nigeriana molto attenta alle varie e roventi tematiche politiche. Questo suo discorso è anche stato pubblicato in forma scritta in un libro che è diventato un punto di riferimento per la cultura femminista, in parte, anche grazie alla risonanza che Beyoncé gli ha garantito. Riportare le sue parole in una canzone è un modo di far conoscere tali tematiche ad un pubblico vastissimo, un modo di promuovere un concetto attraverso il bellissimo strumento della musica pop.  Inoltre a segnalare come Beyoncé abbia preso una posizione decisa sull’argomento nei concerti degli ultimi anni è spesso presente negli schermi colorati delle esibizioni la parola “feminism”.

Nel 2016 questa crescita continua ed esce l’acclamatissimo Lemonade. Uno dei punti più intensi dell’album risiede nella canzone “Sorry” nella quale si può sentire un riferimento di Beyoncé a “Becky dai bei capelli”. Da un primo ascolto questa frase può non essere notata nel grande fiume di parole del brano (o meglio sarebbe dire che può passare inosservata da me ascoltatore bianco, uomo ed europeo) ma merita invece grande attenzione. Becky è il nome con il quale ci si riferisce alla tipica ragazza bianca e nei primi anni del ‘900 la bellezza delle donne bianche era considerata come quella migliore, quella a cui aspirare e i capelli lisci erano un canone di questa bellezza. Dopo gli anni ’60 ci fu una rottura, una presa di posizione delle donne nere che trovarono nel proprio capello ricciolo un simbolo di libertà, di pluralismo, di orgoglio. Quello che era un punto debole divenne un vanto. Pensiamo alla pettinatura di Aretha Franklin quando nel film “The Blues Brothers” (del 1980) si oppone alle scelte del marito cantando la canzone “Think”, quei riccioli non sono solo la tipica pettinatura da donna nera ma sono una carta dei diritti, un manifesto politico, una libertà in grado di esaltare la bellezza e l’orgoglio di chi non solo deve lottare in quanto donna ma anche in quanto nera. Qualche riga deve inoltre essere spesa sul video della canzone “Hold Up” sempre contenuta in Lemonade. In questo video Beyoncé cammina nelle strade di una città maneggiando una mazza da baseball e distruggendo con essa vari oggetti (un’auto, una telecamera di sorveglianza, una vetrina di un negozio di abiti femminili, il cameramen del video). Queste immagini possono sembrare un becero slogan di femminismo, un invito ad agire con violenza, a prendere comando del mondo. In realtà solo in parte è così. Il video è un omaggio al cortometraggio “Ever is overall” della artista Pipilotti Rist proiettato anche al MoMa di New York. Nell’onirico cortometraggio si vede una donna distruggere auto utilizzando un fiore esattamente come fa Beyoncé la quale ancora una volta non ha girato un semplice videoclip musicale ma ha rilanciato un contenuto artistico, rendendolo noto nel mondo più pop.

Certamente non si può parlare di Beyoncé come di un artista punk e bisogna tenere presente di come lei rappresenti un progetto musicale composto da numerose persone impegnate a creare sia la musica che i testi. Tuttavia si può però notare come lei superi la propria figura di pop-star, strumentalizzando il suo ruolo con il fine di agire come megafono per un grido di libertà vero, concreto, riferibile ad un pensiero dalla cultura e storia immensa. La cantante inoltre può anche vantare un popolo di fans i quali non solo ascoltano e comprendono i testi ma a loro volta li sponsorizzano, li condividono, li rendono noti. Questo più di tanto altro permette alla figura di un artista di trasformarsi passando dall’essere la copertina di una rivista ad essere un contenitore di certi specifici messaggi. Questo articolo è ricchissimo di contenuti e riferimenti. Mi scuso per la lettura pesante ma mi auguro possa essere una agile guida per esplorare mondi culturali che meritano attenzione.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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