Occhio l'Arezzo ha svoltato. Il pareggio di Livorno conferma i progressi: la cura Pavanel funziona

Sport del 10-10-2017
di Luigi Alberto Alberti

Occhio l'Arezzo ha svoltato. Il pareggio di Livorno conferma i progressi: la cura Pavanel funziona

 Tre indizi solitamente fanno una prova. Dopo Alessandria e Pontedera, la trasferta di Livorno era il crocevia d'inizio stagione. Se non fosse che il calcio è il regno dell'imponderabile, potremmo scrivere che l'Arezzo ha definitivamente svoltato. Ci lasciamo un margine d'incertezza, ma il concetto comunque è quello.

Il bello è che questi 7 punti sono stati tutti strameritati. Non un'ombra, non un episodio contestato, non un colpo di culo a inficiare i giudizi. La squadra si è sudata quanto ha raccolto e, questo magari sì, la cattiva sorte è rimasta a guardare. Se Pavanel fosse come quei generali che amava Napoleone, saremmo a cavallo.

A Vercelli l'ingresso di Yebli, che lì per lì fece storcere il naso a molti, si rivelò decisivo. Ieri sera idem con D'Ursi. E insomma, sparigliare le carte con i cambi dà sempre sensazioni inebrianti. Avevamo un tesoretto a sedere e non ce n'eravamo accorti. O forse l'avevamo sottovalutato.

Della vecchia guardia abbiamo parlato in lungo e in largo. Degli under un po' meno. La metamorfosi di Varga è la più eclatante in assoluto, ma gli standard di Di Nardo in questo trittico e la fiammata di D'Ursi a Livorno meritano menzione. Aggiungiamo la prestazione di Talarico mercoledì e qualche sprazzo di Yebli. I giovani stanno venendo su bene e Pavanel, che con i ragazzi ci ha lavorato per un lustro, evidentemente sa dove mettere le mani.

Approfondimento su Eugenio D'Ursi. Lo vedi in allenamento, e adesso anche in qualche scampolo di partita, mentre accelera, punta l'uomo, dribbla. Ha anche un bel tiro. E' estroso. Lo vedi e pensi sia un talentino da coltivare. Poi lo rivedi la volta dopo che ananspa, sceglie sempre la soluzione sbagliata, si nasconde. E pensi che in C faccia fatica. Dove stia la verità è complicato dirlo oggi. A giugno magari avremo un'idea più precisa. E un gol come quello a Mazzoni, in ogni caso, qualche parametro di valutazione lo sposta.    

Il tabù dell'Ardenza resiste. E un po' d'amaro rimane, perché ci sono generazioni che non hanno mai visto l'Arezzo sbancare Livorno. Evidentemente dobbiamo scontare colpe di qualche vita precedente, sennò non si spiega.

Le urgenze di Pavanel sono due: migliorare la fluidità di gioco, perché la squadra commette ancora troppi errori in palleggio, anche quando non ha pressione avversaria, e migliorare la tenuta difensiva, perché a parte Vercelli, l'Arezzo ha sempre subìto almeno un gol in tutte le partite disputate. Ma a quanto pare il lavoro è già a buon punto.8. Il confine tra duttilità e caos è sottilissimo. La C non è una categoria evoluta tatticamente e i giocatori hanno bisogno di certezze più che di cambiarelle. Se succede che una squadra riesce a passare dal 4-3-3 al 3-5-2 al 4-4-2 con disinvoltura, significa che in settimana si applica e non ha la testa tra le nuvole. Poi significa anche che il gruppo si fida dell'allenatore. E questo, più che dalla settimana tipo, dipende dalle alchimie del calcio. Che ci sono o non ci sono. Adesso ci sono.

L'agiografia di Moscardelli viene fuori da sola, quella di Sabatino è più pensata ma non meno appagante. Alla soglia dei trent'anni, è probabilmente un giocatore da C (anche se in B ci sono colleghi meno affidabili di lui), che in C fa il suo e che ha senso tattico, spirito agonistico, capacità di adattamento a più ruoli. In prosecuzione di quanto detto al punto 8, lui è uno evoluto. E sarà un caso, o forse no, nei derby solitamente non stecca mai.

Andrea Avato (byAmarantoMagazine)




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