Internet, la droga del XI secolo

Tecnologia del 26-04-2017
di Emanuele Trovato

Internet, la droga del XI secolo

Ebbene sì, è proprio la dopamina, un neurotrasmettitore che agisce sul sistema nervoso simpatico, producendo effetti come l’aumento della frequenza cardiaca e la pressione del sangue. Anche i social network con i suoi “like” rilasciano questa sostanza con un meccanismo simile a quello che regola le classiche dipendenze già conosciute (es. alcool, droghe, ecc.): piacere e soddisfazione. Oltretutto questo studio condotto dall’Università del North Carolina ha dimostrato scientificamente che ad ogni notifica segue un rilascio di dopamina.

La dipendenza da internet (IAD) viene classificata come un disturbo da “discontrollo degli impulsi”, termine coniato da Ivan Goldberg nel 1995, e può riguardare diversi tipi di comportamento disfunzionali on-line: dipendenza cybersessuale (sesso virtuale, pornografia, ecc.), gioco d’azzardo patologico, dipendenza dai social network, videogiochi, shopping compulsivo, sovraccarico cognitivo dovuto alla ricerca costante e ossessiva di nuove informazioni.

Come tutte le dipendenze, esiste l’effetto contrario, cioè l’astinenza. È stato coniato un termine apposito, “nomofobia” (dall’inglese “no-mobile”), o sindrome da disconnessione, che si verifica nei soggetti dipendenti quando non possono collegarsi a internet per svariati motivi ed è caratterizzata da sintomi di ansia e panico per la paura di non aver più informazioni o rimanere soli.

Secondo un’indagine condotta da Skuola.net in collaborazione con la Polizia Postale, 1 ragazzo su 3 è sempre connesso e l’Italia si classifica con una somma di 21 milioni di utenti in vetta ai Paesi con maggiore dipendenza da Facebook: 86%, vale a dire che quasi 9 italiani su 10 sono incalliti frequentatori del social. Un altro dato da tenere presente è la penetrazione di internet che aumenta di 2,8 punti percentuali nell’ultimo anno e l’utenza della rete tocca un nuovo record, attestandosi al 73,7% degli italiani (e al 95,9%, cioè praticamente la totalità dei giovani under 30). La crescita complessiva dell’utenza del web nel periodo 2007-2016 è stata pari a +28,4%: nel corso degli ultimi dieci anni gli utenti di internet sono passati da meno della metà a quasi tre quarti degli italiani (dal 45,3% di utenza complessiva nel 2007 al 73,7% nel 2016). (50° Censis)

Secondo uno studio di IMR Ricerche, sono quasi 2 intervistati su 5 a riconoscere di abusare del noto social, ma solo il 6%, tuttavia, ha la consapevolezza di vivere una vera e propria dipendenza. Ci sono anche quelli che, sebbene in minima percentuale, trovano in Facebook il bicchiere in cui affogare i dispiaceri della vita personale. Ma in cima alla classifica resta l’esigenza di ottenere una facile popolarità, fatta di consensi plateali, e legata a doppia mandata a un mero esibizionismo del proprio ego. I più a rischio dipendenza sono proprio gli utenti con maggiore popolarità, e quindi più esposti ai famosi “like”.

Come afferma il professor Francesco Tonioni, docente all'Università Cattolica di Roma e responsabile dell’ambulatorio che si occupa di dipendenza da internet e social network al policlinico Gemelli, nei nativi digitali “l'uso disfunzionale di internet si configura come un nuovo modo di pensare e comunicare. Del resto, i ragazzi si relazionano con un mondo diverso rispetto ai non nativi digitali e hanno una percezione particolare dello spazio e del tempo”. Continua Tonioni: “negli adolescenti, il segnale principale non è il numero di ore passato davanti al computer, ma il ritiro sociale che spesso porta alla decisione di abbandonare la scuola. Nelle nuove generazioni si avverte chiaramente un diverso modo di vivere, o non vivere, le emozioni”. I consigli più utili per la disintossicazione sono, come sempre, le cose più semplici: leggere un libro, fare una passeggiata, fare visita a un amico o a un parente, ammirare un’opera d'arte, ascoltare la musica che ci piace e ovviamente tutto ciò che ci aiuta a stimolare la creatività e la socialità.

Hello Denise!: un film di Hal Salwen, di quasi 20 anni fa, che racconta di un gruppo di giovani che vive tutto (corteggiamenti, rapporti sessuali, funerali e perfino un parto) via telefono. Un giorno finalmente due di loro decidono di incontrarsi ma, incrociandosi per strada, non si riconoscono. Questa storia, che un tempo avremmo potuto definirla “grottesca caricatura del futuro”, oggi non è più così surreale.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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