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Lo sguardo, il punto di primo contatto

Salute e Bellezza del
di Elisa Marcheselli
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Lo sguardo, il punto di primo contatto

I nostri occhi parlano tanto quanto le nostre labbra, usano un linguaggio silenzioso ma molto eloquente. A volte dicono anche ciò che non vorremmo dicessero: “un lampo di rabbia gli attraversò lo guardo”, “lessi nei suoi occhi la vergogna”, “il suo sguardo era pieno di amore”.

La letteratura è ricca di frasi come queste, scrittori e poeti conoscono bene l’eloquenza silenziosa degli occhi e la descrivono. Anche la psicologia della comunicazione studia questa potenza della comunicazione non verbale attraverso lo sguardo.  Gli studi dimostrano che tutti noi conosciamo questa capacità, ma non riusciamo a decodificarne sempre i significati.

Eppure per comprendere gli altri è importante prestare attenzione al discorso parallelo dei loro occhi. Analiziamo il ruolo degli sguardi in una ipotetica situazione di incontro e dialogo. Immaginiamo di ritrovarci in un locale affollato di sconosciuti. In situazioni del genere siamo propensi a guardare le persone che suscitano la nostra curiosità e colpiscono la nostra fantasia.

Lo sguardo è ciò con cui noi stabiliamo il primo contatto e avviamo una comunicazione silenziosa con alcuni dei presenti. Guardare una persona è un modo per chiamarla, di richiamare la sua attenzione comunicandole l’interesse e la disponibilità di entrare in relazione con lei. L’esperienza dell’essere guardati è gratificante proprio in quanto ci rassicura sulla nostra capacità di suscitare interesse negli altri.

Se però lo sguardo si prolunga oltre un certo tempo, si attiva un conflitto tra il desiderio di continuare ad essere gratificati e l’ansia di sentirsi osservati e valutati, da cui nasce l’esigenza di tenere sotto controllo il proprio comportamento, per dare di se stessi l’immagine migliore. L’essere guardati può provocare imbarazzo soprattutto se si teme che l’altro possa invadere la nostra sfera privata, violare l’intimità e carpire i nostri segreti.

In un certo senso l’essere guardati limita la propria libertà: si sa che l’intimità visiva è incompatibile con l’inganno, perciò si sopporta male lo sguardo su di se si ha qualcosa da nascondere.Il contatto visivo prolungato crea una qualche intimità e comporta un continuo aggiustamento tra gli interlocutori che spinge, per esempio, a diminuire l’intenzionalità del contatto visivo all’aumentare della vicinanza fisica. Si va quindi alla ricerca di un equilibro in questa danza comunicativa fatta di sguardi e pensieri.

www.elisamarcheselli.it

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.