Lenno e Varenna, due perle sconosciute del lago di Como. Parte II

Mete del 29-05-2017
di Fabiana Peruzzi

Lenno e Varenna, due perle sconosciute del lago di Como. Parte II

ParteI: http://teletruria.it/articolo/537-lenno-e-varenna-due-perle-sconosciute-del-lago-di-como-parte-i

Conclusa la visita a Villa Balbianello (Lenno) prendete il traghetto direzione Bellagio fino a Varenna, la “Porto Venere” del lago di Como. Qui i siti principali sono due: Villa Monastero e il Castello di Vezio.

La prima tappa da fare è il Castello raggiungibile attraverso l’omonima via che prende avvio pochi metri dopo l’imbarcadero. La strada è abbastanza ripida, stretta e sconnessa - vi consiglio pertanto di andarci con scarpe comode e non con sandalini o gonne come ho visto fare (anzi se avete la possibilità portatevi anche con una bacchetta telescopica o un bastone). Poco prima di arrivare al Castello si entra nel piccolo borgo di Vezio, un paesetto abbandonato scolpito nella roccia dove il tempo sembra essersi fermato.

Anche se che avrete un po’ il fiatone e qualche rivolo di sudore sul visto non abbattetevi perché la meta è vicina: un viale ghiaioso è il segnale che state per entrare nel Castello. Una volta fatto il biglietto e attraversato un piccolo cancello giungerete in una terrazza naturale dalla vista mozzafiato: i due rami del lago di Como (Lecco e Como), separati dalla penisola di Bellagio, confluiranno in tutta la loro maestosità davanti a voi. A farvi compagnia durante la contemplazione del panorama troverete alcune statue in gesso – una sorta di fantasmi – realizzate ogni anno in estate grazie alla collaborazione di alcuni turisti che si rendono disponibili a rimanere coperti con garza e gesso per circa venti minuti.

Se proseguite sulla sinistra, fiancheggiando ulivi e aiuole di piante aromatiche, arriverete all’interno della rocchetta quadrangolare. Qui una ripida scalinata e un mini ponte levatoio, vi permetteranno di accedere alla torretta ornata da merlature ghibelline che vi offrirà una vista a 360° sul lago di Como. Assolutamente consigliata (“No pain, no gain”).

Il Castello ospita anche un centro di cura e addestramento rapaci che permette al pubblico di conoscere l’arte della falconeria, praticata fin dalla preistoria e introdotta in Europa nell’Alto Medioevo dagli Unni. La falconeria si diffuse in Italia con Federico II (autore del “De arti venandi cum avibus”, 1260 ca) ma nel XVII con l’introduzione delle armi da fuoco cadde in declino e nel XX secolo l’amore per i rapaci si trasformò in odio; solo grazie all’azione di alcuni falconieri si aprirono dei centri di recupero come questo per preservare in cattività tale specie a rischio estinzione.
L’origine della fortificazione comunque non è chiara: alcuni autori sostengono che il Catello fu eretto in età Tardo Antica come punto militare di guardia della strada Bellano-Esino Lario e del lago, altri attribuiscono la costruzione a un’età successiva (Longobarda o Alto Medievale). Sicuramente la fortificazione ebbe una grande importanza per gli abitanti di Varenna che nel Basso Medioevo la utilizzarono come rifugio durante gli assalti comaschi.

Finita la visita (non vi scordate dei sotterranei) scendete a Varenna lungo il sentiero Scabium che vi porterà direttamente a Villa Monastero che, come si deduce dal nome, nasce dalla trasformazione di un antico monastero femminile circestense dedicato a Maria Vergine (XII sec). La trasformazione in villa avvenne nel Seicento per volontà della famiglia Momico ma l’aspetto di villa eclettica attuale è il risultato di lavori di sistemazioni intrapresi da vari proprietari (da Pietro Genazzini a Walter Kees). Un giardino botanico di circa 2km fa da ornamento a tutta la costruzione.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere. 




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