Il richiamo della foresta di Camaldoli

Mete del 28-04-2017
di Agnese Nocenti

Il richiamo della foresta di Camaldoli

Si possono fare tutte le terapie rilassanti che si vogliono, ma nulla può competere con la foresta.
Il vento che soffia tra i rami degli alberi ti dà un leggero brivido sulla pelle, i cinguettii degli uccelli ti beccano delicatamente le orecchie, il ruscello che gorgoglia sembra scorrere dentro di te, e tu, perso nella luce verde del sole schermato dalle fronde, respiri aria pura, che ti frizza nel naso e nei polmoni. E rinasci. È un battesimo, quello della foresta. Una nuova vita, come quella che hanno intrapreso molti uomini, facendosi monaci.
Come è accaduto circa mille anni fa, in una foresta del Casentino, quando un tale Maldolo donò una porzione di terreno a San Romualdo affinché costui potesse fondarvi un monastero benedettino: Camaldoli. Il torrente Archiano forniva ottima acqua, maestosi faggi e abeti fungevano da guardiani silenziosi, la terra piena di humus permetteva alle piante dell’orto di crescere splendidamente, e l’alacrità dell’ora et labora («prega e lavora») faceva il resto.Attorno al Monastero nacquero come funghi: la foresteria, destinata all’accoglienza dei pellegrini (tra i quali Lorenzo il Magnifico, nonché parecchi scrittori in cerca di pace per la stesura delle proprie opere); la farmacia, da cui uscivano i migliori preparati galenici per i bisognosi; la chiesa, abbellita da Spinello Aretino prima e dal Vasari poi; ma, soprattutto, l’Eremo, una manciata ordinata di umili casupole destinate ad ospitare coloro che volevano distaccarsi completamente dal mondo. Tre croci delimitavano il confine che le donne, massime tentatrici degli eremiti, non potevano oltrepassare… Ma si sa, la curiosità è femmina: si dice che una certa Maria de’ Medici (no, non la regina di Francia, tranquilli), bruciando dalla voglia di trasgredire al divieto, si sia travestita da uomo, riuscendo ad ingannare tutti. Fece l’errore madornale di vantarsene, però, e si beccò una sonora scomunica dallo zio papa, Leone X.
Sembra tutta una bella favola, vero? Niente di più sbagliato: è tutto vero.
Mettetevi un paio di scarpe comode e andate su a Camaldoli. Troverete i banconi di noce dell’antica farmacia piena di liquori benefici (un nome su tutti: il Laurus, la cui ricetta è tutt’ora un segreto), cosmetici e preparati naturali (tra cui le famose Gemme di Pino, infallibili contro il mal di gola), un alligatore impagliato nelle stanze del piccolo museo adiacente, la cella di San Romualdo (con un giaciglio tanto striminzito da sembrare una cuccia), e gli stessi abeti e faggi che videro quel monaco di Ravenna alzare i primi muri del monastero insieme ai suoi compagni.
Dopo di che - dato che l’aria di montagna fa venire appetito -, mangiatevi la famosa schiacciata camaldolese e rotolerete, satolli e sereni, a valle.


Per info: http://www.camaldoli.it/dove-siamo.html

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.



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