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Bullismo e Cyberbullismo possono far diventare un peso anche lo sport

Salute e Bellezza del
di Elisa Marcheselli
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Bullismo e Cyberbullismo possono far diventare un peso anche lo sport

Gli atti di bullismo e cyberbullismo possono far diventare un peso anche lo sport, non più un piacere o uno scarico di tensione. A volte i compagni di squadra possono essere prepotenti anche durante lo svolgimento delle attività sportive perché magari sono più dotati fisicamente, rendono meglio da un punto di vista sportivo e confondono la competizione con la prevaricazione.

Esempi di bullismo all’interno degli spogliatoi riguardano ragazzi che vengono presi in giro per le loro prestazioni sportive, per il loro fisico, bersagliati da scherzi, come per esempio gli vengono nascoste le cose ovviamente in maniera intenzionale e ripetitiva. A volte le prese in giro sono rivolte all’aspetto fisico, agli organi sessuali, sono riferite all’odore o a qualsiasi cosa che possa essere rigirata contro il ragazzo o la ragazza preso di mira. Può capitare che un adolescente venga filmato o fotografato, anche senza vestiti o comunque in condizioni imbarazzanti e poi quelle immagini facciano il giro delle chat e dei social network. I ragazzi sembra non essere consapevoli che questi gesti possono essere identificati come reati, e quindi usano in maniera impropria i mezzi digitali per deridere e schernire l’altro. Bisogna porre attenzione al fatto che per il fenomeno del bullismo esistono anche responsabilità e conseguenze legali per la società. Se il bullo è un ragazzo di maggiore età, sarà lui stesso a risponderne personalmente. Mentre se si tratta di un ragazzo minorenne, come nella maggior parte dei casi, anche nel caso in cui venga ritenuto capace di intendere e di volere, la responsabilità andrà a ricadere per legge a chi risponde per lui: genitori, educatori (insegnanti ed allenatori) e l’organo amministrativo (scolastico e sportivo) a seconda del contesto formativo in cui avviene il comportamento antisociale. Come conseguenza a ciò, a risarcire il danno sarà l’eventuale compagnia assicurativa dell’educatore e l’amministrazione.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su un lavoro di ricerca svolto su circa 8.000 adolescenti, il 15% degli adolescenti è stato preso in giro o ha subìto scherzi nello spogliatoio, di cui il 75% sono maschi. Il 35% di loro è anche vittima di bullismo a scuola e il 15% di cyberbullismo. Il 22% degli adolescenti è stato preso in giro durante l’attività sportiva, o ha subìto la rabbia dei compagni perché meno dotato fisicamente o poco coordinato. Di coloro che vengono presi in giro perché meno dotati fisicamente, il 50% è anche vittima di bullismo a scuola. Il 14% gli adolescenti dichiara di prendere in giro con frequenza o di fare scherzi ai compagni nello spogliatoio, di cui l’80% sono maschi. Il 40% di questi ragazzi sono anche bulli, cioè fanno intenzionalmente anche altri tipi di prepotenze come prendere in giro, picchiare, isolare qualcuno più debole con ripetitività e senza nessun motivo apparentemente valido. Il 20% di loro sono anche cyberbulli, ossia hanno fatto prepotenze usando lo smartphone e la tecnologia ad un compagno o conoscente.

Contrastare il bullismo e il cyberbullismo si può anche nel mondo dello sport, contesto da sempre sensibile ai bisogni sociali. Il confronto tra famiglia, scuola, istruttori e ragazzi aiuta a rompere i muri del silenzio. Oggi giorno gli stessi istruttori e organizzazioni sportive predispongono programmi di informazioni e sensibilizzazione al fine di aiutare i ragazzi in difficoltà e per prevenire altri possibili disagi.  

In   ambito   sportivo   si   impara   presto   il   principio   secondo   cui   solo   attraverso l’osservazione    di    norme    condivise    è    possibile    raggiungere    traguardi    prestabiliti. Lo sport è l’ambiente che offre le occasioni  migliori  per  superare  il  disagio,  grazie  al  dialogo,  alla condivisione, al valore sportivo dell’impegno comune. Il dialogo con le famiglie e la sinergia con le agenzie educative è il miglior modo per contrastare la violenza.

Dott.ssa Elisa Marcheselli

www.elisamarcheselli.it