L'autodifesa personale: il Krav Maga

Sportivamente del 15-10-2017
di Andrea Iacobelli

L'autodifesa personale: il Krav Maga

Al giorno d'oggi se ne sentono di tutti i colori, eventi preoccupanti che minano la serenità pubblica. Aggressioni di vario tipo, spesso a danno di donne, anche le più giovani. La percentuale di donne che hanno subito una violenza, fisica o psicologica, per quanto a volte ampliata dalla cassa di risonanza mediatica, soprattutto se confrontata con quella di altri paesi, è comunque ancora troppo alta.

La situazione è spinosa e le soluzioni sembrano latitare. C'è chi chiede un maggiore controllo da parte delle forze dell'ordine, chi un inasprimento delle pene (che poi alla fine non sono mai deterrenti), chi incolpa addirittura le donne (!!!). Di sicuro c'è bisogno di una doppia programmazione per questo problema, una a breve termine e una a lungo termine. Certamente dovremo cambiare qualcosa nell'educazione dei giovani, sia maschi che femmine, dando una maggiore consapevolezza della parità dei sessi qui in Italia, ed istruendo ad un rispetto maggiore gli uomini del domani. Per quanto riguarda le soluzioni più immediate, molte donne cominciano a seguire corsi di autodifesa: fra questi uno dei più efficaci è il Krav Maga.

Nato in Israele nella prima metà del Novecento, letteralmente significa “combattimento ravvicinato” ed è l'arte marziale dell'esercito ebraico. Dobbiamo premettere che suddetto esercito è quello con la percentuale femminile più alta, visto che il servizio militare è ancora in vigore ed è esteso obbligatoriamente anche alle donne. Per questo motivo gli israeliani hanno dovuto inventare un'arte marziale che garantisse efficacia a prescindere dalla forza fisica.

La peculiarità del Krav Maga è quella di creare il maggior danno fisico all'aggressore, nel minor tempo possibile. A differenza delle arti marziali convenzionali, il Krav Maga non si pone limiti: non ci sono esclusioni di colpi, tutti i punti deboli del corpo umano possono essere colpiti, poiché l'unico obiettivo è quello di poter mettersi in salvo. Ed è per questo che oggi viene rilanciato in chiave moderna come metodo di autodifesa femminile, proprio per la sua efficacia: gomitate sul naso, colpi alla gola o ai testicoli, dritti al sodo. Ma la componente tecnica non è l'unico aspetto importante di questo metodo di combattimento, poiché c'è anche un essenziale approccio psicologico. Chi inizia a studiare il Krav Maga, impara ad affrontare le situazioni sottostress, percependo il reale pericolo di un'aggressione, imparando dunque a gestire l'elemento mentale della violenza.

Alla base del successo di quest'arte marziale c'è anche la pubblicità che molte donne dello spettacolo le hanno fatto. La prima, e forse più famosa, fu Jennifer Lopez, nel 2002. In quell'anno, infatti, l'attrice latino-americana, girò il film Via dall'incubo, pellicola in cui una donna decide di farsi giustizia da sola contro un marito violento ed economicamente più forte. Per farlo la protagonista impara proprio questa disciplina marziale. Oltretutto, durante il tour promozionale, la Lopez fece molte dimostrazioni pratiche di Krav Maga, apportando così un'eco mediatica d'impatto. Dopo di lei altre attrici intrapresero questa crociata a favore del Krav; oggi, in maniera molto più di facciata e meno professionale, le ex veline Corvaglia e Canalis pubblicano video sull'argomento.

Sarebbe bello non dover ricorrere a questi corsi, avendo una società più rispettosa e sana, ma la realtà impone condizioni differenti. Il Krav Maga può essere un buon metodo per imparare a difendersi, a migliorarsi e acquistare consapevolezza, e sarebbe veramente utili se tutti i comuni d'Italia iniziassero a proporre corsi gratuiti, o almeno per le donne, di questa disciplina o affini.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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