Ricostruire partendo dalla nostra identità

Arte del 12-08-2017
di Michela Neri

Ricostruire partendo dalla nostra identità

Molto spesso interpretiamo il concetto di luogo come uno spazio di entità geografica e topografica, o un qualcosa di fisicamente insediato. Ma la concezione di luogo, in Italia più che altrove, è molto di più, è il posto dove si stabiliscono legami di ogni genere, dove si formano relazioni che via via si trasformano; un luogo diventa tale perché viene popolato, vissuto e modificato attraverso le interazioni di chi lo abita.

Diamo per scontati questi fattori, o per lo meno non ne diamo il giusto peso, nei momenti in cui le circostanze si fanno più serie, cioè quando a rimetterci è un'intera città, distrutta e ferita a seguito di calamità naturali, che rischia di scomparire e di essere dimenticata, il più delle volte a favore di una speculazione economica, perdendo via via la sua vera identità.

Ebbene dobbiamo sempre tenere a mente che il luogo è portatore di una storia, della nostra storia, della nostra cultura, che si è espressa e dunque radicata attraverso i secoli, è ciò che ha reso l' Italia il Bel Paese agli occhi del mondo, un' Italia ricca di tradizioni artistiche e culturali, un paese di eccellenze in cui il “paesaggio classico” è frutto della millenaria armonia tra edificazione e orografia, tra forme dell’uomo e forme della natura. Il luogo è la nostra identità, che dovremmo sempre proteggere, che è nostro dovere mantenere e tramandare ogni qualvolta si parla di ricostruzione.

Vi sarete chiesti che cosa succede dopo l'evento di un sisma, cosa ne è della popolazione che ha perduto la propria dimora, o di quelle abitazioni distrutte, nel caso più estremo, di quegli interi borghi ridotti ad un cumulo di macerie. Negli ultimi anni è diventata una tragica attualità, e sovente ci interroghiamo sulle stesse cose, ciascuno si esprime sulle modalità da condurre per la ricostruzione post-terremoto, spesso ci si scontra, e in alcuni casi, ahimè, c'è chi sfrutta tutto questo a proprio vantaggio. Ogni volta ci scontriamo con una realtà molto complessa, più forte e più grande di quanto spesso non si pensi.

Molti potrebbero affermare che semplicemente si possono ricostruire case antisismiche, ci sono paesi che convivono perfettamente con queste calamità senza alcun tipo di tragica conseguenza, basti pensare al Giappone, o al Cile; il fatto è che non è così semplice e non è così banale. In Cile e in Giappone basta ricostruire con un maggior rigore tecnico e strutturale, ma in Italia cè molto di più da considerare, come afferma l'architetto Paolo Portoghesi: “Purtroppo e per fortuna abbiamo questa grande eredità da conservare: il senso del nostro Paese come opera d’arte, che ci impone una responsabilità aggiuntiva. Occorre una nuova sensibilità” . Una ricostruzione affrettata darebbe vita solo a città vuote, prive di tutto quello che la loro storia ha tramandato negli anni, con conseguente ulteriore crisi economica per una mancata strategia di pianificazione adeguata, volta a generare investimento e dunque a far ripartire una città.

Il punto centrale della questione sta proprio nel non agire attraverso un intervento immediato. Certo è necessario fornire costruzioni di emergenza alle popolazioni sfollate che hanno temporaneamente o definitivamente perduto la propria casa, ma queste dovranno essere appunto provvisorie in vista di un vero e proprio piano di ricostruzione.

Va inoltre sottolineato questo: ricostruire non significa rifare esattamente com'era, ciò che va conservato è il carattere del luogo, utilizzando le nuove risorse che si hanno a disposizione.

L' architetto di fama internazionale Francesco Venezia si esprime con le giuste parole: “Dobbiamo operare affinché ogni edificio pubblico, ogni quartiere residenziale, ogni singola unità venga alla luce con criteri degni del patrimonio storico che va a integrare. Solo così facendo, da qui a cento anni non avremo la sparizione di quella qualità diffusa che ha reso il 'Belpaese' tale. La strategia da attuare deve possedere la visione storica della costruzione in uno specifico territorio. Dobbiamo sostituire in termini di qualità, non in termini esclusivi di antisismicità: la qualità architettonica è un valore, non l’antisismicità. La bellezza, l’ordinata composta distribuzione dei corpi e delle parti in un edificio è primo fattore della resistenza al sisma. Poi c’è ovviamente la sapienza costruttiva.”

Risulta ben chiaro che serve tempo per fare un buon lavoro, ma soprattutto occorre coraggio, oggi spesso mancante, occorre uno sforzo unitario, una vera collaborazione tra i comuni, un dialogo e un attento ascolto alla popolazione.

É l'architetto Stefano Boeri, autore del famoso Bosco Verticale milanese, ad essere stato incaricato, a partire dallo scorso aprile, dal Commissario per la ricostruzione Vasco Errani, a coordinare le attività di pianificazione urbanistica per la ricostruzione dei territori danneggiati dal sisma. Già ad Amatrice lo abbiamo visto impegnato nella Mensa scolastica, un progetto che è divenuto un polo dedicato alle eccellenze enogastronomiche di cui la zona vanta, un intervento che ha mantenuto e riportato alla luce l'identità del luogo. "Una delle questioni centrali su cui ragionare è quella che chiamo una 'lunga temporaneità' ”, così Boeri sottolinea la necessità di ricostruire nella prospettiva di una lunga durata. Alla base della sua strategia c'è uno stretto rapporto di collaborazione con la popolazione, i comuni, il Commissariato e il Comitato Scientifico, partendo dai luoghi del lavoro e della produzione, dalle fabbriche, dai centri artigianali e dal rilancio del turismo. É fondamentale instaurare nuovamente quel legame perduto tra la comunità e il suo territorio.

Sarà in grado Boeri e il suo team di dare una risposta definitiva a problemi tanto complessi? Sicuramente le basi ci sono, così come la voglia e la forza di intraprendere questo percorso, tanto architettonico quanto umano.

Una grande sfida che ci auguriamo possa giungere a buon fine ed essere un punto di partenza per un cambiamento futuro, nel pieno della sicurezza.

 

*#TeletruriaGiovani è un nuovo progetto coordinato da Teletruria, nato dalla volontà di dare voce ai giovani. Il team di #TeletruriaGiovani è formato esclusivamente da ragazzi under 40 non giornalisti che, per il gusto di scrivere e per la passione di condividere le loro esperienze, hanno deciso di curare delle rubriche tematiche. I ragazzi sono tutti volontari e scelgono in autonomia i temi su cui scrivere.




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